Vivere tra due estremi
Per anni non riuscivo a capire cosa mi stesse succedendo. Pensavo che fosse solo ansia, stress o una fragilità caratteriale. In realtà stavo convivendo con un disturbo bipolare, anche se ancora non lo sapevo.
Le fasi depressive erano devastanti. Mi sembrava che ogni cosa perdesse significato. Alzarmi dal letto richiedeva uno sforzo enorme, anche lavarmi o preparare un pasto sembravano imprese impossibili. Ero costantemente stanca, ma il riposo non bastava mai. Provavo un senso di vuoto difficile da spiegare, come se tutte le emozioni positive fossero sparite. Mi sentivo inutile, senza speranza, e arrivavo a credere che nulla sarebbe più migliorato. La mente era invasa da pensieri negativi che occupavano ogni spazio.
Poi, quasi all’improvviso, tutto cambiava.
Arrivavano le fasi maniacali o ipomaniacali. All’inizio sembravano quasi una rinascita. Dormivo poco senza sentire la stanchezza, avevo tantissime idee, parlavo velocemente, mi sentivo piena di energia e convinta di poter affrontare qualsiasi cosa. Mi riempivo le giornate di impegni, prendevo decisioni impulsive e avevo la sensazione che nulla potesse fermarmi.
Con il tempo, però, quell’energia diventava incontrollabile. La mente correva troppo veloce, passavo da un pensiero all’altro senza riuscire a fermarmi, diventavo irritabile, agitata e perdevo la capacità di valutare con lucidità le conseguenze delle mie azioni. In alcuni momenti mi sembrava di non essere più io.
La parte più difficile era proprio questa alternanza. Quando stavo male desideravo solo sentirmi meglio; quando mi sentivo troppo bene non mi rendevo conto che stavo perdendo l’equilibrio. Solo dopo capivo quanto la malattia avesse influenzato i miei pensieri, le mie emozioni e i miei comportamenti.
Oggi continuo il mio percorso con la terapia farmacologica, la psicoterapia e il sostegno delle persone che mi vogliono bene. Il disturbo bipolare fa parte della mia vita, ma non definisce chi sono. Ho imparato che la guarigione non significa eliminare ogni difficoltà, ma imparare a riconoscere i segnali della malattia, chiedere aiuto quando serve e costruire, giorno dopo giorno, una vita che abbia spazio anche per la speranza.
Le fasi depressive erano devastanti. Mi sembrava che ogni cosa perdesse significato. Alzarmi dal letto richiedeva uno sforzo enorme, anche lavarmi o preparare un pasto sembravano imprese impossibili. Ero costantemente stanca, ma il riposo non bastava mai. Provavo un senso di vuoto difficile da spiegare, come se tutte le emozioni positive fossero sparite. Mi sentivo inutile, senza speranza, e arrivavo a credere che nulla sarebbe più migliorato. La mente era invasa da pensieri negativi che occupavano ogni spazio.
Poi, quasi all’improvviso, tutto cambiava.
Arrivavano le fasi maniacali o ipomaniacali. All’inizio sembravano quasi una rinascita. Dormivo poco senza sentire la stanchezza, avevo tantissime idee, parlavo velocemente, mi sentivo piena di energia e convinta di poter affrontare qualsiasi cosa. Mi riempivo le giornate di impegni, prendevo decisioni impulsive e avevo la sensazione che nulla potesse fermarmi.
Con il tempo, però, quell’energia diventava incontrollabile. La mente correva troppo veloce, passavo da un pensiero all’altro senza riuscire a fermarmi, diventavo irritabile, agitata e perdevo la capacità di valutare con lucidità le conseguenze delle mie azioni. In alcuni momenti mi sembrava di non essere più io.
La parte più difficile era proprio questa alternanza. Quando stavo male desideravo solo sentirmi meglio; quando mi sentivo troppo bene non mi rendevo conto che stavo perdendo l’equilibrio. Solo dopo capivo quanto la malattia avesse influenzato i miei pensieri, le mie emozioni e i miei comportamenti.
Dopo diverse ricadute è arrivato anche un ricovero in reparto di psichiatria. È stato uno dei momenti più difficili della mia vita, ma anche quello che mi ha permesso di fermarmi e ricominciare. Ho capito che chiedere aiuto non è una sconfitta e che accettare le cure è un gesto di responsabilità verso sé stessi.
Oggi continuo il mio percorso con la terapia farmacologica, la psicoterapia e il sostegno delle persone che mi vogliono bene. Il disturbo bipolare fa parte della mia vita, ma non definisce chi sono. Ho imparato che la guarigione non significa eliminare ogni difficoltà, ma imparare a riconoscere i segnali della malattia, chiedere aiuto quando serve e costruire, giorno dopo giorno, una vita che abbia spazio anche per la speranza.
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