Trovare il mio posto

Ti è mai capitato di guardarti intorno, magari seduto alla tua scrivania o durante una cena con amici, e sentire di non appartenere davvero a quel momento? È una sensazione insidiosa, simile a un abito che tira nelle cuciture: da fuori sembra perfetto, ma dentro ti manca il respiro.

Passiamo anni a cercare il "nostro posto" nel mondo. Ci convinciamo che sia una coordinata geografica, un titolo lavorativo o uno status sociale. Crediamo che, una volta raggiunta quella meta, la sensazione di inadeguatezza svanirà. Eppure, spesso arriviamo in cima e ci sentiamo ancora più smarriti.

La verità è che non ci sentiamo fuori posto perché siamo nel luogo sbagliato, ma perché stiamo fingendo. Per paura di deludere le aspettative o di essere rifiutati, smettiamo di dire ciò che pensiamo e iniziamo a recitare una parte. È questo silenzio che crea la distanza tra noi e la nostra vita.

L'unica vera cura per riappropriarsi del proprio spazio è il dialogo onesto. Tutto inizia con l'ammettere a se stessi cosa non funziona più, cosa ci ferisce e cosa invece desideriamo davvero. È un passo spaventoso, perché richiede di togliere la maschera, ma è necessario.

Quando portiamo questa onestà nelle relazioni con gli altri, accade qualcosa di straordinario. Smettiamo di adattarci per compiacere e iniziamo a mostrarci per come siamo. Dire "non ce la faccio", "questo non fa per me" o "ho bisogno di aiuto" non è un atto di debolezza, ma il modo più potente per definire i nostri confini.

Trovare il proprio posto non significa incastrarsi a forza in un puzzle preesistente. Significa avere il coraggio di occupare il proprio spazio con la propria voce reale. Solo quando smettiamo di nasconderci, il mondo intorno a noi inizia finalmente a sembrarci casa.

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