Le diverse facce della depressione giovanile e non solo
1. Quella "Invisibile" (Sorridere fuori, piangere dentro)
Questa è quella che mi fa più paura. Ci sono persone che a scuola o agli allenamenti ridono, scherzano e sembrano i più felici di tutti. Però, appena arrivano a casa e chiudono la porta della camera, si sentono come un palloncino sgonfio. Fanno finta di stare bene per non far preoccupare i genitori o per non sembrare "strani" con gli amici.
2. Quella della "Rabbia"
A volte la depressione non ti fa piangere, ma ti fa arrabbiare con tutto il mondo. Rispondi male ai professori, urli per niente o ti senti sempre nervoso. È come se avessi un fastidio dentro che non sai come mandare via, e allora esplodi. Molti pensano che sei solo "cattivo" o "ribelle", ma magari sei solo tanto triste.
3. Quella della "Stanchezza Infinita"
Hai presente quando hai l'influenza e anche alzare un braccio ti sembra faticosissimo? Ecco, per qualcuno la depressione è così ogni giorno. Non hanno voglia di giocare ai videogiochi, di uscire o di studiare. Non è pigrizia, è che la loro "batteria interna" è allo 0% e non si ricarica nemmeno dormendo.
4. Quella del "Vuoto"
C’è chi dice che non prova proprio niente. Non è né triste, né felice. È come vedere il mondo in bianco e nero o attraverso un vetro appannato. Anche se succede una cosa bellissima, come un bel voto o un regalo, non sentono nessuna emozione. È come se il "volume" della vita fosse stato azzerato.
Perché è importante parlarne?
Secondo me, la cosa peggiore è pensare di essere gli unici a sentirsi così. Spesso pensiamo che per essere depressi debba succedere qualcosa di gravissimo (come un lutto), ma a volte arriva e basta, come la nebbia.
Se qualcuno si sente così, non deve tenerselo dentro. Parlare con un prof simpatico, con i genitori o con lo psicologo della scuola può aiutare a trovare la "chiave" per uscire dal labirinto.
Ecco alcuni consigli "da banchi di scuola" per stare vicino a qualcuno senza essere pesanti:
1. Non fare il "Professore"
La cosa che dà più fastidio a chi è triste è sentirsi dire: "Dai, sorridi!" oppure "Pensa a chi sta peggio!". Non aiuta, anzi, fa sentire l'altro in colpa. Invece di dare consigli non richiesti, prova a dire:
"Non so bene cosa dirti, ma sappi che io ci sono."
"Se ti va di sfogarti, io ascolto senza giudicare."
2. Esserci, ma "a bassa voce"
Se un amico non ha voglia di uscire o non risponde ai messaggi, non arrabbiarti. Continua a inviargli piccoli segnali, come un meme divertente o un "Ho visto questa cosa e ho pensato a te". Serve a fargli capire che non è stato dimenticato, anche se in quel momento è chiuso nel suo guscio.
3. Fargli fare cose "normali"
A volte chi soffre non vuole parlare sempre del suo problema. Invitalo a fare una passeggiata, a mangiare un gelato o a giocare insieme, senza fare domande difficili. La normalità è una medicina potentissima perché fa sentire la persona ancora parte del gruppo.
4. Chiedere aiuto ai "Grandi"
Questa è la parte più importante. Se capisci che il tuo amico sta davvero male o dice cose preoccupanti, non puoi fare tutto da solo. Non è un tradimento parlarne con un adulto di fiducia (un genitore, un prof o l'allenatore). È come chiamare l'ambulanza se qualcuno si rompe una gamba: è un gesto di vera amicizia.
Un piccolo segreto: Spesso, per aiutare qualcuno, basta semplicemente sedersi accanto a lui in silenzio. Sapere di non essere soli nel buio è già un inizio di luce.

Tutto vero, bisogna non essere soli e sforzarsi di parlare con qualcuno
RispondiElimina