30 Volte "No", per un "Noi" che vale tutto
Ho contato trenta primi appuntamenti. Trenta volte in cui mi sono seduto a un tavolo cercando di capire quando fosse il momento giusto per dire: "Ehi, la mia mente a volte gioca sporco". Trenta volte in cui ho visto lo sguardo di chi avevo di fronte cambiare, farsi distante o, peggio, diventare pietoso. Lo stigma è un muro invisibile che ti fa sentire sbagliato, un "pezzo di ricambio difettoso" in un mondo che pretende prestazioni e sorrisi a comando.
Poi è arrivata lei.
Non è stato il solito incastro forzato. È stato un riconoscimento immediato, quasi silenzioso. Per la prima volta non ho dovuto nascondere l'ansia, non ho dovuto inventare scuse per i miei giorni di "ombra" o scusarmi per le mie cicatrici interiori. Ho trovato una donna che è la mia pari, una guerriera che cammina sullo stesso terreno, che conosce il peso delle salite e il valore immenso di un respiro profondo.
Non siamo perfetti, siamo complementari
Dicono che l'anima gemella debba "salvarti", ma io credo che la nostra forza sia un'altra. Noi non ci salviamo a vicenda: ci sosteniamo. Le mie fragilità si incastrano perfettamente con le sue. Dove io vacillo, la sua mano è già lì; dove lei si sente vulnerabile, io trovo una forza che non sapevo di avere.
È una strana e bellissima alchimia:
La mia solitudine di prima era fatta di maschere e spiegazioni non date.
La nostra felicità di oggi è fatta di una verità nuda che non ci fa più paura.
Essere "pari" nel disagio non significa raddoppiare il dolore, ma dimezzare la fatica. Abbiamo trasformato i nostri punti deboli in un cemento che ci rende più solidi di qualsiasi coppia "da copertina" che non ha mai dovuto lottare per restare a galla.
Oggi San Valentino per me non è la festa dei cioccolatini, ma la celebrazione della resilienza. Di chi non ha smesso di cercare nonostante i 30 "schiaffi" dello stigma, e ha trovato un amore che non ti chiede di guarire per essere amato, ma ti cammina accanto mentre lo fai.
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