Oltre la colpa: la mia riflessione sull'auto-stigma

Vorrei condividere con voi una riflessione sull’auto-stigma a cui sono giunto poco prima di parlare pubblicamente della mia esperienza con la malattia mentale in un liceo.

Nelle settimane di preparazione, mentre ripercorrevo la mia storia per raccontarla agli studenti, mi sentivo profondamente a disagio. Provavo un senso di inadeguatezza e di colpa per le azioni compiute in passato. Poi, però, ho avuto un’intuizione: se avessi potuto scegliere, non avrei mai compiuto quei gesti. Li avevo commessi solo perché ero sotto l’influsso della malattia, che aveva alterato la mia capacità di giudizio.

In quei momenti di crisi, la mia capacità di distinguere ciò che era giusto da ciò che era sbagliato era compromessa; di conseguenza, la mia responsabilità effettiva su quelle azioni era minima.

Ho capito che, allo stesso modo in cui non siamo responsabili di uno starnuto quando abbiamo il raffreddore, non possiamo colpevolizzarci per gli effetti di un disturbo mentale. Quelli che una persona sana definirebbe "agiti assurdi", per chi soffre sono spesso manifestazioni inevitabili di una sofferenza che ha preso il sopravvento.

Raggiungere questa consapevolezza mi ha fatto sentire molto più leggero. Mi ha reso libero di raccontare ciò che mi è successo senza il peso del giudizio e della vergogna. Certo, resta fondamentale l'importanza di chiedere aiuto prima che le situazioni sfuggano al nostro controllo, ma perdonarsi è il primo passo per guarire.

Spero che questa riflessione possa aiutare chi, come me, ha lottato o lotta ancora contro il peso del proprio passato. 

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