Secondo incontro: Progetto "ESSERCI"

Valdagno, 21 marzo 2026 – C’è stato il secondo appuntamento del convegno “ESSERCI” a Valdagno organizzato dall'associazione ATTIVAMENTE.

L’obiettivo di questo convegno è di costruire una comunità consapevole sulla salute mentale e di formare volontari per coordinare gruppi di auto mutuo aiuto (AMA).

Il convegno è diretto dalla psicologa dottoressa Maria Perardi che è coordinatrice di gruppi AMA che organizzano anche il tempo libero degli utenti.

L’incontro è iniziato ricordando la storia dei gruppi AMA che, in breve, sono gruppi aperti, periodici, con regole condivise e composti fino a 12 persone che condividono disagi simili.

L’utilità dei gruppi AMA è che ciascun componente del gruppo si sente capito, perché circondato da persone che sperimentano un disagio simile, e si sente gratificato perché la sua esperienza viene valorizzata essendo utile per aiutare altre persone.

Il volontario AMA ha diverse responsabilità con l’obiettivo di promuovere il benessere del gruppo. Si occupa del clima del gruppo (inclusione e positività), mantiene rispettate le regole, è attento alle dinamiche del gruppo e si occupa dell’equilibrio emotivo. In breve il volontario deve esserci per il gruppo mantenendo equilibrio ed autenticità.

Nota importante è che ogni volontario sbaglierà e serve accettare i propri limiti volendosi bene.

Secondo Rogers (1902-1987) per instaurare una relazione d’aiuto serve essere autentici, avere una accettazione incondizionata dell’altro ed avere empatia. Poi consiglia di avere una visione ottimista con fiducia nell’altro e nel cambiamento.

La comunicazione è inevitabile. Chiunque viene si esprime in base al proprio genere, stazza, età, tono di voce, mimica ed espressività facciale.

Poi esiste la comunicazione consapevole dove abbiamo il verbale (cosa comunico), il non verbale (come comunico) e l’emotività (chi sono mentre comunico). Quindi si consiglia di parlare semplice, conciso e senza metafore. Per avere una comunicazione efficace serve quindi che io riesca a controllare le mie emozioni perché se siamo molto preoccupati o arrabbiati o ansiosi, questa emozione trapela attraverso il non verbale o l’emotività e verrà facilmente percepita dall’altra persona che reagirà di conseguenza. Conoscere tutto questo serve a mettere l’altro a suo agio.

La comunicazione non verbale si esprime attraverso la postura (di fronte o no), lo sguardo (diretto o distratto), la distanza mentre si parla (ciascuno ha una distanza di comfort) e l’espressione del viso.

I gruppi AMA hanno un aspetto pubblico, perché socializziamo con diverse persone, ed un aspetto privato, per via delle condivisioni. Ora c’è un dibattito aperto sul fatto che il volontario possa o meno parlare della sia sfera privata, ad esempio con condivisioni. La dottoressa Maria è favorevole ma ha precisato che il dibattito è ancora aperto. Ad esempio, se condivido una mia difficoltà potrei essere percepito come una persona fragile, cambierebbe il mio ruolo nel gruppo e quindi cambierebbe il rapporto con gli altri. D’altra parte, se condivido, potrei essere più accettato dal gruppo come una persona autentica. Si è ricordato qui che il volontario può decidere di volta in volta e che non è infallibile.

Per avere una relazione proficua il volontario deve

avere un ascolto attivo, quindi attento e non con lo scopo di rispondere. Posso approfondire o stare in silenzio ma senza essere troppo coinvolto. Serve equilibrio.

avere la capacità di rimanere in silenzio quindi dare il tempo necessario per riflettere, non interrompere per parlare o dare soluzioni e rispettando i limiti dell’altro

essere autentico quindi senza fare finta

Per relazionarsi serve anche sospendere il giudizio, l’altro può avere sistemi di valori molto diversi dai nostri, e rispettare i limiti altrui. Non dobbiamo spingere l’altro per superare un suo limite, possiamo solo accompagnarlo. Il benessere è diverso per tutti.

Alcuni consigli:

Parità: il volontario non è qualcuno superiore che elargisce consigli, specialmente quando non richiesti

Riconoscere il valore dell’esperienza altrui: tutte le esperienza hanno valore, non è una questione di chi ha ragione o torto

Non patologizzare: non vedere una persona come un malato

Favorire la partecipazione: dare spazio anche a chi non lo prenderebbe

ATTENZIONE, l’altruismo nasconde una trappola: l’idea che si sta facendo del bene può spostare l’attenzione su se stessi, quindi sul proprio benessere, mentre il volontario deve occuparsi del benessere altrui o del gruppo. Con equilibrio.

Etica dei gruppi AMA:

Riservatezza: nulla di quello che viene detto nel gruppo può essere condiviso al di fuori del gruppo. Se qualcuno rompe questa regola, o anche se c’è solo un sospetto, il gruppo è compromesso e serve lavorare sulla fiducia nel gruppo.

Responsabilità verso il clima del gruppo e le sue regole (non verso la vita altrui)

Consapevolezza: devo riconoscere quando è necessario coinvolgere un professionista

Confini: un volontario è di supporto, non può sostituirsi a medici o familiari

Cosa NON è un volontario:

Non è un terapeuta, i gruppi non sono sessioni di psicoterapia

Non è un salvatore, possiamo solo fornire sostegno

Non è un protagonista, attenzione a quanto spazio occupiamo

Non è infallibile, sbaglieremo e serve fare attenzione ai nostri limiti per poter eventualmente chiedere aiuto

Segnali di allarme sono:

Cambiamenti d’umore rispetto al solito

Segnali di rischio per sé: autolesionismo, ideazioni suicida

Segnali di rischi per gli altri: aggressività, minacce

Difficoltà relazionali eccessive: richieste eccessive o oltrepassare i confini relazionali tipo toccare più del solito

Il volontario deve trovare un equilibrio per avere benessere dal gruppo, altrimenti rischia un “sovraccarico emotivo” che significa un errore nel coinvolgimento (il dare ed il ricevere). Risulta quindi utile trovare momenti per condividere pensieri e strategie con altri.

Poi i partecipanti si sono divisi in 4 gruppi per valutare come rispondere a 4 differente casi:

Una persona depressa e demotivata riguardo l’utilità del gruppo

Una persona arrabbiata

Una persona che aveva deciso di smettere di prendere i farmaci

Una persona che non voleva fare un importante esame medico

Dopo qualche minuto di discussione, l’esposizione e l’analisi della dottoressa le risposte consigliate sono:

Persona depressa. Considerando che la persona è comunque venuta al gruppo è un segnale importante, e va complimentata, va sottolineato che quando si sta male non si deve credere di essere un peso per il gruppo, bensì una risorsa preziosa, e che la sua esperienza arricchisce tutti i presenti e non toglie spazio a nessuno.

Persona arrabbiata. Serve essere fermi e dare dei limiti per abbassare l’emotività. Poi ascoltarlo e fare domande per capire la sua situazione ed i motivi della rabbia

Basta farmaci. Riconoscere che, parlandone, dimostra un'apertura quindi fare domande sul motivo di tale scelta, informarlo di rischi conosciuti. Valutare se coinvolgere un medico o altro professionista.

Basta esami. Riconoscere la paura. Fare domande per comprendere lo stato d’animo che porta alla paura. Proporsi di aiutare. Riconoscere che la salute è una scelta personale anche opinabile.

Il prossimo incontro sarà sabato 28 marzo 2026, sempre a Valdagno. 



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