Il mio 11 febbraio 2026



Oggi è l’11 febbraio 2026. Per tutti è la Giornata Mondiale del Malato, ma per me è solo un altro giorno in cui devo combattere una battaglia che nessuno vede.

Ho 38 anni e la mia vita è cambiata nel 2011. Prima ero un ragazzo come tanti altri, poi, all’improvviso, è come se nella mia testa si fosse rotto un interruttore. Da quindici anni vivo con una malattia che non mi fa venire la febbre e non mi rompe le ossa, ma che mi ruba la realtà.


Come vivere in un sogno (che a volte è un incubo)

Vivere con quello che ho io è difficile da spiegare. Immaginate di essere in una stanza affollata dove tutti parlano, ma in un angolo c’è una radio accesa al massimo volume che trasmette solo rumori o voci che senti solo tu. A volte queste voci mi dicono cose brutte, mi fanno venire paura di persone che invece mi vogliono bene.

Ci sono giorni in cui mi sento agitatissimo, come se avessi troppa energia e potessi fare qualunque cosa. Altri giorni, invece, sprofondo in un buco nero e anche solo alzarmi per lavarmi i denti mi sembra faticoso come scalare una montagna.


Il peso di sembrare "normale"

La cosa più difficile è che, se mi incontri al supermercato, io sembro "normale". Non porto bende, non ho la sedia a rotelle. Porto un maglione pulito e cerco di sorridere. Ma dentro di me sto facendo una fatica enorme per restare calmo, per non rispondere ai pensieri strani che mi ronzano in testa e per non scappare via perché mi sembra che tutti ce l’abbiano con me.

Prendo tante medicine ogni giorno. Mi servono per tenere "bassa" quella radio nella testa, ma hanno un prezzo: mi fanno sentire sempre un po’ stanco, un po’ rallentato, come se tra me e il mondo ci fosse sempre un vetro appannato.


Cosa vorrei per oggi

In questa giornata dedicata a chi soffre, io non chiedo di essere guarito per magia, perché so che la mia è una strada lunga. Chiedo solo di non essere giudicato. Quando mi vedete un po’ distratto o se mi tremano un po' le mani per colpa delle pastiglie, non pensate che io sia strano o cattivo.

Sono solo un uomo che sta portando un peso invisibile. Siamo in tanti a vivere così e l'unica cosa che ci aiuta davvero, oltre ai medici, è sapere che qualcuno prova a capirci senza avere paura di noi. La sofferenza non è solo quella che si vede nelle radiografie; a volte la ferita è nel pensiero, ma fa male allo stesso modo.

 

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